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CACCIA, RIFORMATA PER EVITARE I DANNI DEGLI UNGULATI E DI ALCUNI UCCELLI
Data pubblicazione 28/01/2010 11:35:35

Arriva la riforma della caccia, attraverso importanti modifiche alla precedente legge 3/1994 che recepiva le ‘Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma ed il prelievo venatorio”.

Cambia proprio la concezione di base, in quanto essa parte dall’interesse del mondo rurale, riconducendo anche gli interventi finanziari alla programmazione prevista dal Piano Agricolo Regionale (PAR). Il principio tecnico-scientifico su cui ruoterà ogni decisione di programmazione futura della caccia sarà quello della ‘densità venatoria sostenibile’ di selvaggina. Obiettivo: circoscrivere i danni alle produzioni agricole e riequilibrare la presenza delle diverse specie animali sul territorio. Prima di tutto si mette un freno alla prolificazione incontrollata degli ungulati. Nel 1994, quando la vecchia legge venne approvata, cinghiali, caprioli, daini, cervi e mufloni erano specie poco diffuse e non arrecavano danni all’agricoltura ed ai boschi.

Al centro di tutto il nuovo sistema amministrativo ci saranno le Amministrazioni Provinciali alle quali la Regione ha delegato la pianificazione locale e la gestione operativa.

Saranno proprio le Province ad autorizzare l’abbattimento dei cinghiali in qualsiasi periodo dell’anno, anche sui terreni innevati. Sempre, in caso di danni alle coltivazioni ed alla zootecnica, si potrà sparare anche a storno, tortora orientale dal collare e piccioni di città.

“Abbiamo dato una precisa risposta ad un problema emergente –ha dichiarato Aldo Manetti (Prc), presidente della Commissione agricoltura e relatore di maggioranza-, mettendo al centro dell’interesse il mondo agricolo, in un grave momento di crisi economica, regolando diversamente l’attività venatoria. Questa legge, una volta rimodulata la presenza di ungulati in Toscana, potrà essere rimodellata tra qualche anno. Per questo, avviato il nuovo percorso, è essenziale sottoporlo a studio, verifica scientifica, reperimento dei dati e maggiori controlli, al fine di valutare la corretta ed utile applicazione della norma, anche per una sua eventuale modifica”.

La riforma va nel profondo e coinvolge maggiormente le realtà territoriali, in quanto tutta la materia della pianificazione e della programmazione è rimodulata, compresa quella degli Ambiti Territoriali di Caccia (ATC), con la totale competenza attribuita alle Province. Una quota di territorio provinciale agro-silvo-pastorale non inferiore al 20 e non superiore al 30 per cento deve essere destinato alla protezione della fauna selvatica: sui comprensori restanti e non soggetti ad altra destinazione, possono essere creati gli ATC per la caccia programmata (secondo precise regole di equilibrio tra zone ed oasi di protezione o di ripopolamento e cattura), i centri di riproduzione della selvaggina, le aziende faunistico venatorie e agrituristico-venatorie, le aree di addestramento cani. Le attività svolte dagli ATC sono affidate ad appositi comitati di gestione che determinano l’accesso dei cacciatori ed i programmi di intervento di miglioramento ambientale oltre all’erogazione dei contributi per la prevenzione ed il risarcimento dei danni della selvaggina.

Lo strumento di riferimento sarà il ‘Piano faunistico venatorio provinciale’. Con tale piano le Provincie provvedono anche alla ripartizione delle risorse da destinare alle diverse azioni previste. Il ‘Piano annuale di gestione’ delle Amministrazioni provinciali, poi, renderà operativa ogni attività.

La norma indica inoltre le regole per la creazione di aziende faunistico-venatorie ed aziende agrituristico-venatorie (con minimo 100 ettari), dell’accesso e delle modalità di caccia all’interno di esse, che potrà avvenire anche con selvaggina di allevamento.

Per la vigilanza dell’attività venatoria sarà utilizzato anche il corpo di polizia municipale, oltre a guardie giurate e guardie forestali e campestri delle Comunità Montane. Mentre per le guardie venatorie volontarie e ambientali volontarie (GAV) è prevista un’adeguata preparazione sulla normativa di riferimento, come per l’esame per il porto d’armi della caccia. Tra le due principali novità novità: la possibilità di commercializzare la selvaggina nelle sagre e nelle manifestazioni gastronomiche della Toscana (nel rispetto delle leggi sanitarie per la macellazione); la creazione dell’Osservatorio per la fauna e l’attività venatoria e della Commissione consultiva regionale.

“Siamo riusciti a sgomberare il campo da due concezioni estreme: caccia ovunque e no alla caccia. Anche per far fronte all’emergenza ungulati –ha detto Manetti- che producano danni all’agricoltura, ai boschi e spesso agli automobilisti, visti i tanti incidenti che sono successi. Cerchiamo, così, di non rendere irreversibile lo squilibrio che si è determinato tra le specie ed in alcune zone. Certamente –ha concluso il presidente della Commissione Agricoltura- quando si allentano i cordoni dell’attività venatoria si può incorrere in qualche pericolo, per questo occorre osservare e controllare ciò che avverrà”.

La legge sul calendario venatorio prevede sia il periodo di caccia (dalla 3° settimana di settembre al 31 gennaio) sia l’obbligo di indossare abiti altamente visibili (i cosiddetti giubbotti fosforescenti) per i cacciatori che partecipano alle squadre del cinghiale. (gdi)

CACCIA, LEGGE REGIONALE RIFORMATA: IL DIBATTITO
Lupi (Verdi-Sel): “Non si sa che impatto avrà la legge sull’ambiente”. Tei (Ps):”Gli impegni con gli agricoltori vanno mantenuti”. Remaschi (Pd): “Senza storture si recepiscono norme europee e nazionali”. Pizzi (Fi/PdL): “Ampliare la caccia è importante, voteremo a favore”

Il dibattito ha visto la partecipazione di quasi tutti i gruppi politici. Mario Lupi (Verdi – Sinistra ecologia Libertà) ha evidenziato che la commissione agricoltura ha lavorato sul problema degli ungulati, ma non ha tenuto conto delle osservazioni degli ambientalisti. “La legge ha come principio la protezione della fauna selvatica, ma il testo è in evidente contraddizione con il titolo. Nessuno ha saputo definire l’impatto che l’aumentata pressione della caccia determinerà sull’ambiente. L’allungamento del periodo di abbattimento del cinghiale è l’unica soluzione ad un problema che, invece è molto più articolato”. L’affondo di Lupi ha toccato anche il punto critico dei controlli, in quanto –a suo giudizio- invece di crescere diminuiranno, perché i soggetti in campo per la vigilanza volontaria saranno sempre più in sintonia con le associazioni venatorie. “Infine –ha detto Lupi- ci sarà un’elusione sul controllo dei capi abbattuti, per le modifiche di gestione del tesserino di caccia, che non sarà neppure più riconsegnato a stagione finita, a documentazione della selvaggina uccisa”.

Per il socialista Giancarlo Tei da proteggere prima dei cinghiali ci sarebbero anche le pecore ed i pastori. “Ricordo ai Verdi che quando si prendono impegni politici, bisogna poi mantenerli. Con questa legge abbiamo risposto alle richieste degli agricoltori, con i quali avevamo condiviso le preoccupazioni in una specifica conferenza ad Arezzo. Qui –ha continuato Tei- c’è un allarme diffuso per la prolificazione degli ungulati e dati certi sui danni. Certamente, dovremo fare ancora di più per rendere complessiva la programmazione e la gestione del settore, ma adesso siamo stati in grado di fare un buon lavoro, preciso e completo, con una discussione articolo per articolo e comma per comma. Ricordo a tutti che bisogna fare tutto ciò che è in nostro potere per salvare le aziende agricole e su questo c’è il consenso anche di una parte del mondo ambientalista”.

Il consigliere Marco Remaschi (Pd) ha sottolineato la giusta posizione di aggiornare gli strumenti regionali per l’attività venatoria. “In questa norma –ha detto- trovano applicazione precisi impegni: la regolamentazione del sovraffollamento degli ungulati, la pianificazione del territorio e la programmazione a fini faunistico venatori, gli ATC, gli istituti faunistici sia pubblici che privati, la tutela ed il controllo della fauna, la definizione della governance, la sicurezza dell’esercizio venatorio”.

L’esponente del Pd ha evidenziato come, adesso, siano meglio definite le competenze tra Regione, Province, Ambiti Territoriali di Caccia nella gestione della fauna e del territorio. “Infine –ha concluso Remaschi- senza storture si recepiscono norme europee e nazionali”.

La Toscana arriva tardi all’appuntamento, ma arriva e quindi anche il centrodestra voterà a favore delle due proposte di legge, modificando la posizione di astensione espressa in Commissione. Lo ha dichiarato Piero Pizzi (Fi/Pdl), il quale ha ricordato che da anni il suo gruppo chiedeva la modifica della legge, che non arrivava “per le evidenti contraddizioni in seno alla maggioranza”. “Prendiamo atto del pentimento –ha detto Pizzi-, pur tardivo, perché adesso gli agricoltori potranno ottenere rapidi rimborsi per i danni subiti dalla selvaggina e vedere diminuire il numero degli ungulati. Ampliare la caccia è un fatto importante e sono stati introdotti miglioramenti anche per gli ATC. Purtroppo –ha concluso Pizzi- non c’è ancora il regolamento di attuazione, che avremmo voluto vedere assieme alla legge di riforma, perché vorremmo essere certi che esso corrisponda a tutti i principi approvati. Comunque abbiamo deciso di presentare emendamenti migliorativi in aula”. (gdi)


Caccia, legge regionale riformata: il dibattito (3)
Danti (Pd): “L’esplosione degli ungulati è cuasata anche dalla vecchia normativa”. Del Carlo (Udc): “Positiva la ricerca di un nuovo equilibrio”. Montemagni (Misto-SeL): “sintesi di posizioni venatorie, agricole e ambientali”. Approvato un ordine del giorno dell’Udc per recuperare risorse statali
Firenze – “L’agricoltura è colpita dalle ‘invasioni’ di selvaggina di grossa taglia e ciò è costantemente riportato dai media –ha ricordato Nicola Danti (Pd)- e l’eplosione del numero degli ungulati è colpa anche della vecchia legge sull’attività venatoria”.
L’esponente del Pd, nel valorizzare il lavoro svolto dalla II Commissione del Consiglio regionale, ha evidenziato le ragioni positive del riequilibrio raggiunto con la riforma in approvazione.
“Il primo elemento positivo è costituito dalla nuova programmazione –ha detto Danti-, con strumenti come ‘l’Osservatorio’ ed il censimento ed il controllo della selvaggina sul territorio. Il secondo elemento è dato dal sistema di controllo pubblico attraverso la partecipazione, dove avremmo potuto fare di più per gli ATC se la norma nazionale ce lo avesse permesso. L’ultimo elemento è l’aver capito che il meccanismo dei rimborsi dei danni all’agricoltura è sbagliato. Esso scontenta tutti, in quanto i contributi pubblici devono andare per aiutare le aziende nella crescita”.
“Con questa riforma –ha concluso Danti- il sistema toscano cerca di trovare il proprio sviluppo ed il riequilibrio, con la partecipazione del mondo agricolo”.
Per il rappresentante dell’UDC, Giuseppe del Carlo, si è cercato un nuovo equilibrio ed il fatto è positivo, anche se occorre migliorare ancora, per recepire tutte le istanze del mondo agricolo.
Il consigliere Marco Montemagni (Misto –SeL) ha sottolineato che le proposte di legge rappresentano un serio e positivo momento di sintesi tra ragioni del mondo venatorio e quelle degli agricoltori e, almeno in parte, degli ambientalisti.
“Dobbiamo tutti contribuire affinché il percorso avviato consenta un adeguato rilancio della gestione del territorio- ha detto Montemagni- anche ai fini faunistico-ambientali. Così come dobbiamo contribuite a risolvere i problemi relativi alla gestione degli ungulati”.
“Molto diversa –ha detto- è la proposta di legge nazionale del centrodestra, decisamente non accettabile. Questa proposta è tutta tesa a far passare la ‘deregulation’ venatoria, muovendosi verso un’impostazione consumistica della caccia. In Toscana, invece, è possibile ricostruire un’alleanza per la corretta gestione della materia, nella direzione prevista dalla Comunità europea. Importante è evitare ideologismi e perseguire il dialogo”.
I consiglieri Giuseppe Del Carlo, Marco Carraresi e Luca Paolo Titoni hanno presentato un ordine del giorno, successivamente approvato dall’aula. (lu.men - gdi)

Regione Toscana


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